Pubblicato da: Giuseppe Piazzese | 23/07/2010

La storia ci insegna..


Il 23 luglio 1957 moriva a Roma Giuseppe Tomasi di Lampedusa, scrittore siciliano, autore del famoso Gattopardo.
In tanti hanno avuto modo di leggere il libro o al più vederne il film (che secondo me non rende lustro al libro, non me ne vogliano gli amanti di Luchino Visconti), e si sono resi conto di quanto realista sia stato lo scrittore nel descrivere una storia che rientrava in una realtà storica ben precisa, ma che sarebbe potuta essere impiantata in qualunque periodo storico.
Oggi più che mai rimane celebre ed attuale la frase “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi!”.
E devo dire che si adatta molto bene alla politica siciliana.
Porto qualche esempio:

Raffaele Lombardo, il Presidente dell’Autonomia: ha condannato in maniera costante negli ultimi tre anni il clientelismo, che il suo socio politico Gianfranco Miccichè chiamò cuffarismo, tranne che però applicarlo quasi quotidianamente, con consulenze, spartizioni, nomine, che tutto sembravano e sembrano, tranne che l’esatto opposto di ciò che diceva di voler combattere.

Gianfranco Miccichè, l’autore del 61 a 0, che per tentare di riportare le cose come erano ha creato il Pdl-Sicilia, rompendo con il Pdl ufficiale, salvo poi essere sottosegretario del Governo Berlusconi, che è il leader di ciò che lui non vuol più riconoscere.

Giuseppe Lupo, il nuovo segretario del Pd, tutto sembra tranne che nuovo, visti gli atteggiamenti sibillini per entrare o meno a far parte del nuovo Governo Lombardo. Ricorda molto gli uomini politici della Prima Repubblica, che prima di decidere contavano le tessere, ma la Politica deve anche indicare la strada, non solo percorrerla.

Beppe Lumia, l’uomo politico definito più “antimafia” di tutti, che tutti condanna e tutti ammonisce, salvo poi scoprire che erano frequenti le telefonate tra le sue segreterie e le utenze di riferimento dell’Ing. Aiello, considerato l’anello di congiunzione tra Bernardo Provenzano, gli appalti e il mondo politico.

Antonello Cracolici, il Capogruppo del Pd all’Ars, colui che ha il dovere di ascoltare il partito e fare sintesi rispetto alle diverse posizioni, con i parlamentari del suo gruppo. Ha sostenuto fortemente l’ingresso del suo partito in giunta, affinchè si potesse fare innovazione nel governo regionale, ma spesso dietro la parola innovazione si nascondono giochi di potere degni anche questi della Prima Repubblica, dimostrazione ne è la disponibilità ad entrare in giunta con il tanto odiato Udc, che nonostante venga disprezzato negli uomini (ma chi disprezza compra), viene però apprezzato nei numeri.

Qualcuno mi potrebbe dire “si ma fin adesso hai citato solo antagonisti al tuo partito, e nel tuo partito tutti santi?”.
Beh tutti santi no, sicuramente c’è stata e c’è qualche mela marcia, che ha pensato e pensa di rivoluzionare le cose affinchè rimangano sempre uguali, ma il buon lavoro del segretario regionale del mio partito, Saverio Romano, sta dando i suoi frutti, mettendo a nudo tutte le situazioni “peccaminose”, per riprendere i sani valori del bene comune.
Certo non è cosa semplice, ne che si fa dall’oggi al domani, ma sicuramente è un processo che una volta partito porta solo a vere innovazioni, non solo nella forma ma soprattutto nella sostanza.

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