Pubblicato da: Giuseppe Piazzese | 29/06/2010

Paradisi dimenticati


Sabato ho fatto un sacco di cose!!
Nel primo pomeriggio ho partecipato ad una visita guidata, organizzata da un paio di amici, al Castello di Maredolce, stupendo lascito della Storia siciliana, immerso nel più grande Parco di Maredolce o della Favara.
In molti ancora non lo conoscono così giusto per presentarvelo, vi riporto la scheda di wikipedia.it:

La Favara (dall’arabo al-fawwāra, “la sorgente”) fu il nome di un parco reale normanno di Palermo – chiamato anche parco di Maredolce.
Edificato per volere del re Ruggero II prima del 1153 e forse identificabile con il Qaṣr Jaʿfar (il Palazzo di Jaʿfar) visto da Ibn Giubayr nel 1184, e che Michele Amari collega al nome dell’emiro kalbita che governò Palermo dal 998 al 1019.
Il parco della Favara di Maredolce si trova al margine est di Palermo, dove termina il quartiere di Brancaccio. L’antico parco era costituito da un palazzo (il castello di Maredolce), un giardino di delizie e da un lago artificiale di 40 ettari. Romualdo Guarna, arcivescovo di Salerno, descrive nella sua cronica del mondo come re Ruggero fece asportare tantissima terra per formare il bacino artificiale sulle cui rive fece costruire un bellissimo palazzo. Questa è una tipologia che ritornerà anche nel piccolo padiglione-isolotto del palazzo della Zisa o nel palazzo o cosiddetto Castello della Cuba. Al centro del bacino vi era un’isola con palme e agrumeti raggiungibile solo in barca, e tutto il complesso era circondato da lussureggianti giardini. Il parco della Favara si trova oggi ai margini di un quartiere di periferia, in parte intatto nella superficie originale. La speculazione edilizia si è fermata ai margini del bacino, che raccogliendo ancora le acque della montagna vicina, ha protetto il parco. Ma speculazioni e abusi recenti di persone senza scrupoli stanno minacciando anche gli ultimi lembi del antico parco.
Le sorgenti principali che lo alimentavano sono state invece captate dall’acquedotto comunale, appena a monte dell’autostrada A19. Il Castello di Maredolce è ancora esistente, ed è stato restaurato di recente, ma non è aperto al pubblico.
Il parco della Favara faceva parte di un sistema di residenze reali di delizia, i “sollazzi”, che godettero del massimo splendore sotto re Guglielmo II: la Cuba Sottana oggi Castello della Cuba, la Cuba Soprana (oggi villa Napoli) con annesso padiglione della Cubola, entrambi all’interno di un ampio bacino lacustre artificiale contornato da vegetazione, il Castello della Zisa, e infine il Castello dell’Uscibene, in completo degrado nella zona di Fondo Caro, pervasa da scempi da abusivismo edilizio.
Questo sistema di residenze ad Est delle mura della città e che impressionava molto i visitatori, fu denominato Jannat al-arḍ (“Il giardino – o Paradiso – della terra o delle rose): il Genoardo.
Proprio lì, alla Cuba, tra le acque e gli alberi che la circondavano, Boccaccio ambientò una delle novelle del suo Decameron. La sesta della quinta giornata. È la vicenda d’amore tra Gian di Procida – nipote del omonimo grande eroe del Vespero Siciliano – e Restituta, una ragazza bellissima di Ischia rapita da «giovani ciciliani» per offrirla in dono al allora re di Sicilia: Federico II d’Aragona.
Quando Giovanni Boccaccio scrisse il Decameron, era già cominciato il declino dei parchi reali che erano l’orgoglio della città ormai devastati tra il 1317 ed il 1325 dalla soldataglia angioina sotto il comando di Riccardo di Lauria, ammiraglio del re di Napoli, ed ex-cancelliere di Federico d’Aragona.
Decadde così in degrado la Palermo che con le parole del geografo arabo al-Idrisi era allora «la più grande e la più bella metropoli del mondo» con la sua vasta verdeggiante pianura e con i suoi luoghi di delizie (mustanaza ).
Il castello nel momento della sua costruzione era circondato da un lago artificiale di 40 ettari che lo cingeva su tre lati ed era immerso in un grande parco dove Ruggero si dilettava nella caccia mentre oggi il bacino non esiste più e l’estensione dello spazio verde si è notevolmente ridotto.

Per quanto riguarda il Castello vi posso dire che:

L’edificio ha pianta quadrangolare ed al centro c’è un cortile molto spazioso, precedentemente esisteva un portico con volte a crociera del quale ne rimane qualche resto. Nel lato non bagnato dal lago artificiale si trovano quattro entrate, due delle quali portano alla grande Aula Regia e alla Cappella dei Santi Filippo e Giacomo costruita successivamente da Ruggero e che per il suo stile fatimita ricorda la moschea del ribāt di Sousse in Tunisia.

Presentata la Storia, vi posso dire che ogni volta che ci vado mi sento immerso in un altro mondo, lontano anni luce dalla nostra epoca.
E’ sempre qualcosa di fantastico e spettacolare.
Sono stati fatti diversi interventi ed uno è ancora in corso.
La grande forza di volontà dell’Associazione Maredolce e della Sovrintendenza Regionale ai Beni Culturali sta dando i suoi frutti.
Io per primo, nella mia attività istituzionale, ho tentato, devo dire anche senza seguito, di dare un contributo allo sviluppo del Parco, che prima di ogni cosa potrebbe essere un volano per l’economia locale.
Spero di poter vedere al più presto tutti i lavori di restauro completati e di poter godere, in tutto il suo splendore, di questo bellissimo monumento!!
Mi auguro che siano tanti gli amici che vorranno andare a vedere quanto prima questo stumendo dono che la Storia ci ha lasciato!!

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Responses

  1. Grazie per aver gradito la cosa!!!

  2. Il castello ha davvero molto bisogno di eventi come quello di Sabato. E’ un bene prezioso che è stato lasciato in eredità a noi da uomini di mille e più anni fà. Farlo rivivere secondo il suo vecchio splendore spetta a noi. Abd Ar-Rabaman di Butera, definiva il castello di Maredolce cosi :- ” Ecco vi presento la meravigliosa dimora cui Dio largì (conferì) perfetta bellezza…

  3. Splendida realtà a pochissimi metri da casa mia, ma purtroppo noi siciliani tendiamo a visitare sempre monumenti di altre città, sicuramnente importanti, ma non conosciamo quelli meravigliosi della nostra terra. Hai detto bene nell’incipit, molti palermitani non conoscono il “nostro ” castello.. e sarebbe un’ottima idea valorizzarlo in tutti i modi che abbiamo a disposizione.

  4. Grazie.

    http://calogeromiraviaggi.wordpress.com

    http://cmsicilia.wordpress.com


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